Richiedere la cittadinanza italiana: il caso dei figli di emigrati in Brasile

Spesso la nostra agenzia di traduzione a fronte di un aumento di richieste di traduzioni per una specifica lingua, si interroga quali possano esserne i motivi; ultimamente infatti ci troviamo ad evadere molte richieste di traduzioni dal portoghese all’italiano e questo ci ha fatto dire: come mai? Ecco cosa abbiamo scoperto al riguardo.

A cavallo tra il 2017 ed il 2018 si è verificato un vero e proprio boom di richieste di cittadinanza italiana, ad opera dei figli degli emigranti. Tale fenomeno ha trovato il suo epicentro in Venezuela e soprattutto in Brasile dove si contano ben 116mila richieste di cittadinanza italiana. Da questo punto di vista la legge italiana è molto permissiva, basta infatti avere un padre, un nonno, un bisnonno, un trisavolo o qualche antenato di origine italiana per poter richiederne la cittadinanza. Un caso simile si verificò nel 2001 in Argentina come conseguenza della crisi economica, che spinse molti figli o discendenti di italiani a intraprendere il percorso inverso rispetto ai propri antenati. In questi casi la molla iniziale che fa scattare questo fenomeno è prevalentemente di natura economica; in seconda battuta anche la possibilità di godere della doppia cittadinanza.

Diversi italo-venezuelani ad esempio, dopo aver ottenuto il passaporto italiano, hanno abbandonato il loro paese d’origine per rifugiarsi a Panama o a Miami. Altri invece, in un periodo di forte contrazione economica, vogliono tenersi una porta aperta con un passaporto italiano, che apre sicuramente gli apre le porte non solo all’ Italia ma anche più in generale all’Europa.

L’iter burocratico per accedere alla cittadinanza italiana non è così facile, anzi è piuttosto lungo e tortuoso. Bisogna anzitutto richiedere l’atto di nascita legalizzato dell’avo italiano e di tutti i suoi discendenti diretti. Allo stesso modo è necessario presentare tutti i documenti relativi al matrimonio dell’avo stesso e dei suoi discendenti diretti. Infine sarà richiesto dimostrare che l’avo da cui si discende non abbia mai rinunciato alla cittadinanza italiana, pena la non ammissibilità della richiesta. Il passaggio conclusivo prevede quindi la traduzione asseverata e legalizzata di tutti i documenti richiesti.

Proprio il gran numero di richieste di cittadinanza italiana “iure sanguis” ha mandato in tilt le ambasciate ed i comuni, che non riescono ad evadere tutte le pratiche in tempi brevi. Tutto ciò ha purtroppo favorito il proliferarsi di agenzie di dubbia professionalità ed affidabilità che in poco tempo forniscono passaporti e certificati di dubbia credibilità. L’iter burocratico purtroppo può durare anche alcuni anni, ma vale sicuramente la pena aspettare per non rischiare di cadere in “bidonate” e spendere tanti soldi inutilmente.